Dicono di lei - Vita di Carlotta Nobile

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Dicono di lei



“Esulti di gioia la Chiesa per questo mistero che celebra! Una liturgia di esultanza: Gesù ascende al Padre, ma con Lui ascenda l’umanità! Ed è ascesa già anche la nostra sorella Carlotta. (…) Ecco, questa liturgia oggi dell’Ascensione di Gesù al Cielo mi fa pensare a una piccola riflessione per Carlotta. Gesù ritorna al Padre, ma il Gesù che ascende porta con sé il regalo delle sue ferite, delle sue piaghe. (…) E Lui ci dice che questo è il prezzo del perdono che Lui ci dà. Il prezzo che ha pagato anche Carlotta unendosi a Cristo. Con la preghiera, unendosi alle piaghe di Gesù, ha portato con sé -è vero- ha portato con sé in regalo al Padre le sue ferite. (…) È per questo che io dico che con Carlotta, con gli ultimi pochi mesi della sua vita, dove ha vissuto momenti forti di fede e di consegna al Signore… con Carlotta noi possiamo portare avanti quella che è l’evangelizzazione della Sofferenza, che ci aiuti a rileggere l’esperienza della Sofferenza alla luce del mistero d’Amore e di dolore del Cristo, che ci ha salvati non dalla Croce ma nella Croce. (…) Nella Croce, lei, Carlotta, certamente ha compreso quanto vale la Fede -e l’ha vissuta profondamente- quanto vale l’Amore, quanto vale la Gioia di vivere -e ne aveva tanta di Gioia di vivere-. Per questo la possiamo chiamare veramente… nella sua sofferenza è diventata una Testimone della Fede. Sia lodato Gesù Cristo!”
(Mons. Andrea Mugione, Arcivescovo Emerito di Benevento, nell’omelia durante la Santa Messa del 28 maggio 2017 nella Chiesa di Santa Sofia a Benevento)

“Una persona che ci lascia una testimonianza speciale nella vita. Il suo ricordo così vivo a voi diventa oggi una filigrana, una cartina di tornasole attraverso la quale la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci diventa ancora più comprensibile. (…) Ha seminato nella sua vita tanto bene nel prendersi cura dei malati di tumore, di persone allo stato terminale. (…) Il Vangelo è attuale! Se oggi la nostra amica Nobile ci ricorda che è bastato un prestare ascolto improvviso ad una luce interiore, ad un sogno, ad una parola del Vangelo, ad una certezza riscoperta, la via sicura della morte è la via della Vita! Un assurdo logico, ma è la via della Salvezza, della Speranza. (…) E vogliamo veramente ringraziare Dio per averci dato la possibilità di riflettere su questo alla luce di un’esperienza concreta.”
(Mons. Michele Seccia, all’epoca Vescovo di Teramo-Atri e attualmente Arcivescovo Metropolita di Lecce, nell’omelia durante la Santa Messa del 25 giugno 2017 nella Chiesa di San Francesco alla Dogana a Benevento)

“Ha percorso le strade impervie della cultura. (…) Un cammino non solo nel progresso culturale, ma un cammino della vita che poi si è fatto pesante, duro, doloroso. (…) E anche in quella sofferenza il suo spirito sapeva andare oltre. (…) C’era questa urgenza nelle cose da fare… nelle aspirazioni che si innalzavano dalla sua vita, dal suo pensiero. Era veramente una ragazza precoce. (…) Carlotta visse ancora quattro mesi, perché il sedici luglio morì. Ma l’ultimo è stato il tempo delle ascensioni. (…) Ho visto la sacralità della vita. Ho visto il dono della vita. (…) Così la vita di Carlotta è diventata una vita-dono, una vita offerta a Dio. È stato davvero un prodigio. (…) Vorrei stimolare tutti ad una più profonda conoscenza di questa ragazza, che è stata veramente coraggiosa. È stata seme di speranza che offre un messaggio positivo, offre un aiuto a chi è scoraggiato nella vita e offre a tutti la visione di un “oltre”. (…) Quell’“oltre” di Carlotta è una visione che non è più terrena, ma è celeste, non è più umana, ma è divina.”
(Mons. Francesco Zerrillo, Vescovo emerito di Lucera-Troia nell’omelia durante la Santa Messa del 21 gennaio 2018 nella Chiesa di Sant’Anna a Benevento)

“Vittorio, Adelina e Matteo ci hanno dato una testimonianza viva di cosa produce la fede (…). L’aspetto è quello della santità vicina a noi. E noi, mentre loro parlavano, sentivamo che è accaduto a Carlotta. (…) Avete visto… una vita così piena di intensità, di vari interessi, la musica, il canto, la cultura, la letteratura… (…) ma la propria riuscita si compie in quel giorno dell’esperienza del 4 marzo 2013 in cui c’è la percezione che la vita si realizza quando si dona, la vita si realizza quando si apre agli altri, si apre al mistero dell’amore (…). E perciò noi balbettiamo di fronte a queste testimonianze, che ci dimostrano che la Croce e la Resurrezione vanno insieme, che la Croce è il cammino da seguire. (…) In un momento in cui alla fine, le ultime parole -“Signore, Ti ringrazio. Signore, Ti ringrazio. Signore, Ti ringrazio”- spalancano su una speranza straordinaria. Una cosa della santità è proprio quest’aspetto. Non si spiegherebbe senza la presenza di Cristo.”
(Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto, dopo la testimonianza sulla vita di Carlotta nell’ambito della “Settimana della Fede” 2019, il 19 marzo 2019 nella Concattedrale “Gran Madre di Dio” di Taranto)

“La storia di questa nostra sorella ce l’ha dimostrato. È la storia di chi a un certo momento ha ascoltato quella voce. Le è capitato di ascoltare la voce del “Pastore bello”. Ed era già anche una bella ragazza, ma è diventata ancora più bella, tanto che la morte, da quello che constatiamo, non ha potere su di lei, anche se l’ha attraversata.”
(Mons. Gianfranco De Luca, Vescovo di Termoli-Larino, durante la testimonianza sulla vita di Carlotta in occasione della 53ma Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, tenutasi il 12 maggio 2019 nella Chiesa di Gesù Crocifisso a Termoli)

“Io sentivo più che altro, innanzitutto, di ringraziare Dio questa sera, per questo momento anche forte che stiamo vivendo insieme. E sentivo di dire grazie proprio allo Spirito Santo perché ha trasportato i genitori e il fratello di Carlotta come un filo che ci ha condotto (…) con la risposta concreta dell’esperienza proprio di Carlotta. E quindi vogliamo dire un «Grazie» veramente allo Spirito Santo che ci guida, ci sta guidando, ci sta avvolgendo questa sera con la Sua presenza. (…) E io sono certo che questa sera Carlotta è con noi. Noi quando diciamo il Credo diciamo «Credo la comunione dei santi», cioè credo che tra noi Chiesa qui su questa Terra e i nostri fratelli che ci hanno preceduto c’è questa comunione, questo scambio anche di preghiere. Io sono sicuro che anche lei dal Cielo questa sera ha fatto la sua parte. Lei ha vissuto veramente un calvario, ha sperimentato fino in fondo la fragilità umana, che prende il corpo e te lo consuma. Lei ci dice «anche nelle nostre fragilità Gesù c’è. Lui è presente». Anzi, mentre vi ascoltavo sentivo fortemente ancora una volta che anche in quella che è la fragilità più grande, la morte, anche lì Dio è sceso, Gesù c’è e ci dà speranza. Ecco, io adesso vi voglio invitare a dire quella preghiera così cara a Carlotta, il Padre Nostro, che deve essere la preghiera di ogni discepolo di Gesù.”
(Mons. Gennaro Pascarella, Vescovo di Pozzuoli, dopo la testimonianza sulla vita di Carlotta in occasione della Giornata Diocesana dei Giovani, tenutasi il 16 giugno 2019 nella Sede Vescovile di Pozzuoli)

"Il Signore ci ha parlato nel Vangelo prima e ci ha detto “Beati…, beati…, beati…”. (…) Beati anche nelle situazioni più impensabili (…) perché in quelle situazioni, se ti appoggi a Dio, trovi la felicità, la serenità, quella che San Francesco chiamava la letizia del cuore (…), che rende la vita piena, ricca di senso, che ha l’orizzonte luminoso davanti. E dopo queste beatitudini, beatitudini proclamate, abbiamo visto le beatitudini vissute dai nostri fratelli -Sant’Agostino d’Ippona, San Camillo de Lellis, Carlotta Nobile, la Beata Suor Leonella Sgorbati e David Buggi-. Tutti siamo chiamati alla santità. E se la santità è per tutti, significa che ci sono tanti modi per essere santi. (…) E il Signore ci raggiunge sempre, (…) per farci fare dei salti di qualità nella nostra vita. Sono le occasioni per spiccare il volo, per lasciarci portare da Lui e, prima di tutto, per aprire il cuore a Lui, per farLo entrare nella nostra vita, perché sia Lui a dirigere la nostra vita. E allora rendiamo grazie al Signore. Questi nostri fratelli non sono nati santi, lo sono diventati per amore di Dio e perché hanno scoperto la presenza di Dio nella loro vita. Ringraziamo i Santi perché ci dicono che Dio esiste, che Dio è vivo e ci vuole vivi, vivi dentro, nella nostra anima. (…) Anche noi siamo raggiunti questa sera da un messaggio di speranza. (…) Perché questi nostri fratelli che questa sera ci hanno toccato il cuore avevano a disposizione gli stessi mezzi che abbiamo a disposizione noi per dire di sì a Dio: (…) il sacramento della Confessione, l’Eucarestia, il Rosario, la comunità cristiana. (…) Perché da soli non si va da nessuna parte. Nemmeno in Cielo!"
(Mons. Fabio Dal Cin, Arcivescovo di Loreto, dopo la pubblica lettura delle vite dei testimoni Sant’Agostino d’Ippona, San Camillo de Lellis, Carlotta Nobile, Beata Suor Leonella Sgorbati e David Buggi in occasione della Veglia di tutti i Santi “Holywin 2019”, tenutasi il 31 ottobre 2019 presso il Santuario della Santa Casa di Loreto)

"Sì, Gesù è stato veramente «l'amore più grande» di Carlotta nelle sofferenze degli ultimi mesi. (...) Insieme a lei, anche noi ringraziamo Gesù per il dono del suo amore infinito e impariamo a portare con gioia la croce. Con la sua testimonianza sulla terra e adesso con la sua intercessione in cielo, Carlotta ci aiuterà a camminare verso la santità."
(P. François-Marie Léthel O.C.D., teologo dei Santi, Consultore della Congregazione delle cause dei santi e Predicatore degli esercizi spirituali al Santo Padre Benedetto XVI e alla Curia Romana nel 2011. Tratto dalla Introduzione alla biografia “In un attimo l'infinito. Carlotta Nobile”)

“Noi abbiamo questo immaginario della santità, della grandezza della vita, che è un immaginario legato ad un oltre, a un essere fuori dal comune. Questi ragazzi ci dicono che esistono doti umane chiaramente fuori dal comune, ma sono doti umane che cercano di mostrare la bellezza dell’umanità. E l’umanità deve essere possibile a tutti. L’umanità non è qualche cosa che è riservato a dei privilegiati, ai super-uomini, ai supereroi. Ma l’umanità deve essere un’esperienza accessibile a tutti. È questo quello che noi cerchiamo ed è questo quello di cui noi abbiamo bisogno. (…) Non c’è niente che si improvvisa, io credo neanche nella vita di Carlotta. Cioè quello che a un certo punto esplode nella vita di Carlotta è Grazia, ma è una Grazia che lavora su ciò che è accaduto prima dentro di lei, dentro il suo contesto familiare. È solo così che noi affrontiamo le prove della vita: se mettiamo da parte qualche cosa quando stiamo bene, quando sembra tutto sereno.”
(Don Michele Falabretti, Direttore della Pastorale Giovanile Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, durante la trasmissione “Bel Tempo di Spera” andata in onda su TV2000 il 16 aprile 2018 e dedicata a Carlotta)
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