Fede - Vita di Carlotta Nobile

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«Esempio straordinario di Fede,
di amore che culmina nel sacrificio»
(Mons. Andrea Mugione, Arcivescovo Metropolita di Benevento, su Carlotta Nobile)

Il cancro ed il blog
Nell'ottobre 2011, a 22 anni, le viene diagnosticato un melanoma: la reazione iniziale è la rabbia per quello che viene percepito come un irrazionale ed ingiusto errore del destino, a fronte di una vita sempre dedita allo studio e alla disciplina di sé. In poche settimane, come confidato da Carlotta stessa ai suoi cari, il suo stato d’animo passa però dalla rabbiosa domanda del "Perché a me?" a quella del "Perché non a me?!", davanti alla constatazione della sofferenza altrui, soprattutto dei bambini col suo stesso male.
Affronta le cure possibili e subisce vari interventi pur proseguendo parallelamente la sua carriera musicale ed artistica, spesso alternandosi tra ospedali e concerti. Sandro Cappelletto dirà di lei su La Stampa: «Più le cure la sfibravano, più le diagnosi avvicinavano il momento del congedo, più la musica diventava la sua ribellione al destino, la sua vera vita: e mai con uno sconto alla qualità».
Nell'aprile 2012 apre la pagina Facebook "Il Cancro E Poi_", ed in agosto il sito ilcancroepoi.com,  - anonimi perché, come scriveva ad un'amica a sei mesi dalla morte, «odio sentirmi compatita, odio chi mi reputa indebolita, io forte così non mi sono sentita mai. E posso campare cento anni o dieci, ma amo la mia vita ora più di quanto l'abbia amata mai. E non voglio che il cancro mi fermi. In nessun modo. Voglio solo che mi faccia crescere, voglio solo che mi formi» - sottolineando con questo gesto la sua disponibilità artistica ed umana,  generosa nei confronti di chi chiede parole e conforto («Amo comunicare - scrive -. Lo faccio da quando avevo 4 anni con il violino, poi ho cominciato a farlo anche con le parole»).  Con esso  dà vita ad una comunità di migliaia di persone segnate come lei dal dolore e dalla fragilità fisica, che si riconoscono nei suoi pensieri e nelle sue riflessioni trovandovi sostegno ed aiuto morale. La sua “lettura” della malattia è particolare, diversa da tutte quelle che attraversano normalmente il web: il suo non è tanto un sguardo ai sintomi ed alle cure quanto un “percorso” interiore di approfondimento e di “cura” di sé, nato da un'analisi fredda e lucida degli effetti e delle reazioni profonde che la patologia, così seria e difficile, scatena nella psiche di chi si trova a doverla affrontare.

«Io non so più neanche quanti centimetri di cicatrici chirurgiche ho. Ma li amo tutti, uno per uno, ogni centimetro di pelle incisa che non sarà mai più risanata.
Sono questi i punti di innesto delle mie ali.»
(Carlotta Nobile, Il Cancro E Poi_)

«Perché vuoi dimostrare prima di tutto a te stessa che si può avere un melanoma metastatico che non si arrende, eppure VIVERE, con tutto ciò che questa parola vuol dire. Vivere tutte le gioie, i progetti, i dolori, le lacrime che la vita di 23enne ti regala ogni giorno. Perché c’è un E POI per cui non smetterai mai di combattere, perché nessuno può toglierti l’assoluta certezza che – nonostante tutti i tagli, le cicatrici, gli aghi nelle vene, i controlli, i liquidi di contrasto, gli interventi e i dolori – c’è una gioia immensa che ti aspetta, c’è il tuo più grande sogno che ti guarda da un tempo futuro e non vede l’ora di raggiungerti. Perché tutto quello che stai vivendo ti verrà un giorno riscattato. Perché in fondo il modo che hai ora di guardare alla vita non potevi che raggiungerlo così.»
(Carlotta Nobile, Il Cancro E Poi_, 5 agosto 2012)

«Il cancro è una lotta che combattiamo da soli, armati del nostro coraggio, delle nostre cicatrici, dei nostri sogni che ci sembrano sempre più distanti, di quell'unico semplice piccolo bisogno di tornare ad essere quello che eravamo. È una lotta che si affronta con le lacrime, con le paure, con un commiato silenzioso a tutto ciò che è stato prima di quel referto, prima di quel foglio bianco, di quelle poche righe che in un attimo hanno riscritto tutto. È la guerra del dentro, delle storie nella Storia, dell'essere umano dinanzi alla sua pochezza, dinanzi alla follia delle sue stesse cellule, dinanzi alle contraddizioni di un'intera vita, che in un solo istante sono convogliate tutte lì, in quel piccolo lembo di pelle da cui tutto è partito. Proprio lì, pochi millimetri di carne che in un indefinito brevissimo attimo hanno deciso di cambiare la loro natura.
È la lotta della solitudine che resta tale anche fra mille persone, è la lotta per la dignità, per la forza, per la normalità che sempre tanto si vuole allontanare e poi si rivela il miracolo più  grande.
Il cancro, le metastasi e le terapie non hanno cambiato il mio aspetto. Hanno solo inciso il mio corpo in parti che copro e custodisco come fossero i punti d'innesto delle mie ali. Ho continuato ad avere i miei capelli biondi, le mie guance rosa. Ho continuato ad essere, per gli sguardi estranei, la stessa che ero sempre stata...».
(Carlotta Nobile, Il Cancro E Poi_)

Parla e scrive del suo male  con intensità di sentimento e - paradossalmente - con passione, lavorando su se stessa con grandissima disciplina ed intransigente rigore, affrontando i due anni di malattia con una grande fiducia nel potere salvifico dell'Arte e della Musica e con una produttività densa ed incessante, quasi presagio della fine imminente.
Nel suo essere “ossimoro” - come dice  prendendo a prestito il titolo del suo secondo libro, pubblicato nel settembre 2012 -,  nell'essere una malata/sana, non toccata all'esterno dal cancro ma devastata dentro, riconosce una grande possibilità, quella della “testimonianza” e della “speranza”.  Testimonianza e speranza che diventano la “cifra” costitutiva della sua esistenza e che consegnano a chi non l'ha conosciuta un testamento “vivo” ed immortale, in grado di regalare conforto, aiuto e sostegno a chi si imbatte nelle sue parole e nel suo pensiero.

Durante la malattia aderisce come musicista, suonando in duo con il pianista americano di fama internazionale Martin Berkofsky, ai "Donatori di Musica", rete di solidarietà impegnata nel portare la musica nei reparti oncologici italiani. Anche stavolta non rende noto il suo cancro se non ai suoi più stretti collaboratori. Sul suo impegno benefico vedasi L. Fumagalli, Donatori di Musica, Edizioni Curci, 2015.
In foto: Carlotta Nobile e Martin Berkofsky suonano per i pazienti del reparto oncologico dell'Ospedale di Carrara il 9 aprile 2013. La violinista sarebbe morta tre mesi dopo, seguita da Berkofsky, anch'egli malato, a dicembre

L'illuminazione, la lettera al Papa e la testimonianza di Fede
La personalità e la natura di Carlotta sono sempre state complesse, sfaccettate e tormentate, sin da quando era piccola. Da tutti i suoi scritti traspare una visione drammatica della vita e del suo esistere; il suo straordinario anche se brevissimo percorso di crescita, dominato negli ultimi anni dal cancro, le ha consentito di domare il turbinìo interiore che la connotava e guidarlo verso la Luce. La consapevolezza del coraggio e della lotta nasce infatti dapprima come costrutto “laico”, come sentimento forgiato dall'educazione e dalla cultura, e poi - a tre mesi dalla morte - diviene inaspettato “recupero” religioso nell'ottica di un abbandono totale alla Fede, vissuta come fonte di serenità a lungo e da sempre vanamente inseguita e cercata. Fino al marzo 2013 la sua religiosità è ancora poco caratterizzata, nutrita di dottrina istillata dalla famiglia nella crescita ma poco sviluppata ed ancora latente nel suo sviluppo; succede spesso che una ragazza di 24 anni -per di più musicista e amante dell'arte- indirizzi la sua spiritualità verso l'Infinito senza troppe domande, senza troppi interrogativi. La mamma vive questo mancato approfondimento come un cruccio; è sicura che se Carlotta si rivolgesse con abbandono pieno alla religione ne trarrebbe grande conforto in questa sua terribile battaglia. Dal 4 marzo in poi Carlotta -improvvisamente, al risveglio da una crisi cerebrale- riceve la Grazia ed il dono della Fede, una Fede ferrea e intensissima in Nostro Signore Gesù Cristo e nell'obbedienza alla Sua Santa Chiesa, capace di veicolare verso il Trascendente le sue conquiste interiori ed il dominio sulla malattia e sulla sua fragilità umana conquistato con tanta fatica e tanta disciplina. È come se le sia stato concesso un premio, per un modo di affrontare un destino tremendo con dignità e coraggio, aprendosi agli altri e regalando sempre -in tutte le condizioni- sorriso, amore, speranza e fiducia; è come se quel risultato di altissima accettazione della Croce, conquistato in un primo tempo 'laicamente', sia stato all'improvviso benedetto dal miracolo della Grazia e da essa trasformato in  una gioiosa sublimazione del dolore. E sarà "gioiosa sublimazione del dolore" fino alla fine, per quei tre mesi e mezzo che restano.

Negli ultimi mesi della sua vita, Carlotta vive infatti una profonda esperienza di Fede, originata improvvisamente il 4 marzo 2013, al risveglio da una crisi che la vede ricoverata a Milano per qualche giorno. L'evento, percepito come un'illuminazione, è raccontato da Carlotta stessa nel suo blog anonimo sul cancro, in quello che sarà il suo ultimo post prima della morte:

«Io sono guarita nell’anima. In un istante, in un giorno qualunque, al risveglio da una crisi.
Ho riaperto gli occhi ed ero un’altra. E questo è un miracolo.»
(Carlotta Nobile, Il Cancro E Poi_, 5 aprile 2013)

Continua la Nobile nel succitato post:

«E in un attimo capisci che è stato proprio quel cancro a GUARIRTI L’ANIMA, a riportare ordine nella vera essenzialità della tua vita, a ridarti la Fede, la speranza, la fiducia, l’abbandono, la consapevolezza di essere finalmente diventata chi per una vita intera hai fatto di tutto per essere e non eri stata mai: una donna SERENA! Capisci che è stato il cancro a permetterti finalmente di amare te stessa in un modo incondizionato, con tutti i tuoi pregi e tutti i tuoi limiti, a godere di ogni più piccolo istante, ad assaporare ogni attimo, ogni odore, ogni gusto, ogni sensibilità, ogni parola, ogni condivisione, ogni più piccolo frammento di infinito condensato in un banalissimo e preziosissimo istante. Capisci che è stato il cancro, con il suo tormento, con le sue aggressività, con le sue asprezze a portarti infine la LUCE.»
(Carlotta Nobile, Il Cancro E Poi_, 5 aprile 2013)


Scrisse alla mamma: «C’è un disegno più grande. Tutto questo ha un senso unico e io sono orgogliosa di poter crescere così e vivere questa cosa. E che bello che mi è arrivata la fede! Come facevo senza? Che vita ignobile! Che vita arida senza fede! Senza fiducia e abbandono a Dio! Io voglio andare a Medjugorje quest’estate! Comunque questo rosario è una cosa meravigliosa, manco lo vedo nel buio, lo tengo in mano e prego da un’ora. Mi mette una pace dentro… non ci sono parole! Perché ora FINALMENTE sono sana dove non lo ero da due anni, cioè DENTRO, nell’anima!!!! Andrà tutto bene, perché si è nelle Sue mani, e nelle mani di Dio non può che andare tutto bene… è troppo bella questa serenità!»
La sua spiritualità fu notevolmente ispirata dalla predicazione di Papa Francesco e dal suo invito rivolto ai giovani a portare la Croce con gioia (omelia del 24 marzo 2013).
Il giorno del venerdì Santo del 2013, Carlotta, desiderosa di confessarsi, cercava nel centro di Roma una chiesa che non fosse chiusa nonostante l’ora di pranzo. L’unica rimasta aperta era la Chiesa di San Giacomo in Augusta, in via del Corso. Qui Carlotta incontrò il parroco don Giuseppe Trappolini, a cui, durante un toccante colloquio in cui Carlotta -come riportato da Don Giuseppe- pianse «per la Gioia», raccontò la sua storia, la lotta contro il melanoma e la serenità provata ascoltando le parole di papa Francesco. Il parroco rimase molto colpito dalla coincidenza per la quale proprio il giorno prima egli era stato accolto assieme agli altri parroci romani a pranzare con il Papa, e nella cui occasione il Santo Padre aveva esortato gli ospiti a tenere le chiese aperte tutto il giorno del venerdì Santo per permettere a chiunque di potersi confessare. Don Trappolini raccontò dunque al Pontefice la storia di Carlotta in una lettera, ed il Papa telefonò in parrocchia per assicurare alla ragazza la sua preghiera: «Questa ragazza mi dà coraggio» disse. Proprio in quel momento Carlotta ebbe una crisi cerebrale nell’ospedale di Carrara e, dopo aver ripreso conoscenza, ebbe un’apparizione trinitaria: sdraiata sul letto nella sua stanza, vide un Triangolo di luce sulla parete.
Carlotta, felice, scrisse allora al Papa:
«Caro Papa Francesco,
Tu mi hai cambiato la vita.
Io sono onorata e fortunata di poter portare la Croce con Gioia a 24 anni. So che il cancro mi ha guarita nell'anima, sciogliendo tutti i miei grovigli interiori e regalandomi la Fede, la Fiducia, l'Abbandono e una Serenità immensi proprio nel momento di maggior gravità della mia malattia.
Io confido nel Signore e, pur nel mio percorso difficile e tormentato, riconosco sempre il Suo aiuto.
Caro Papa Francesco, Tu mi hai cambiato la vita.
Vorrei rivolgerTi una preghiera... Avrei un desiderio immenso di conoscerTi e, anche solo per un minuto, pregare il Padre Nostro insieme a Te!
"Dacci oggi il nostro pane quotidiano" e "Liberaci dal male" Amen.
Affido questo mio sogno a don Giuseppe e confido in Dio!
Prega per me Santo Padre. Io prego per Te ogni giorno.
Carlotta»
(Carlotta Nobile, Lettera a Papa Francesco, 12 aprile 2013)


Tramite Don Trappolini, Carlotta fu sul punto di veder concretizzato l’incontro col Papa, ma nel maggio 2013 le sue condizioni peggiorarono e allora tornò a Benevento, dove trascorse nella casa familiare i suoi ultimi tre mesi, i più dolorosi, durante i quali si dedicò alla preghiera, in uno stato paradossale di completa fiducia, accettazione e gratitudine a Dio.
Nonostante i suoi dolori fossero indicibili, nonostante le metastasi e le ferite martoriassero sempre più il suo corpo, Carlotta, davanti agli occhi sbalorditi della famiglia, visse un paradossale stato di grazia, di sorriso, di gratitudine e di serenità, senza mai un lamento, nella preghiera, in particolare il Padre Nostro ed il Santo Rosario. Il cappuccino Padre Giampiero Canelli la ascoltò nell’ultima Confessione: «Quasi fu lei ad incoraggiare me!» racconta. Nei primi giorni di luglio, Carlotta disse al fratello: «Io ho guadagnato la Fede, non quella delle litanie o altro, ma quella dell’affidarsi al Padre».
In quei giorni disse di aver visto una scena che, turbata, faticava a descrivere e che i suoi scambiarono per un sogno: «Tu c’eri. Tu non c’eri. Neanche tu. Tu sì.» diceva ad uno ad uno alle persone che la accudivano. Pochi giorni dopo, al momento della morte, i vari cari erano presenti e assenti esattamente come da lei annunciato. Il 14 luglio Carlotta disse ai suoi familiari «È finita!» ma continuava a sorridere e a ringraziare Dio.

Nell'ultima notte della sua vita, quella tra il 14 e il 15 luglio 2013, suo padre fu svegliato dalle seguenti parole di Carlotta, sussurrate ripetutamente con tono sereno e lo sguardo rivolto verso il soffitto:

« Signore, ti ringrazio. Signore, ti ringrazio. Signore, ti ringrazio. »

Il giorno successivo, a poche ore dalla morte, rivolse con fatica ai suoi cari l'ultimo saluto:

« I miei tre uomini meravigliosi: papà, Fanfy e Matteo. La mia dolce mamma. Cosa voglio di più?! Io sono fortunata. »

Dopo due anni di battaglia, Carlotta morì alla giovane età di 24 anni, allo scoccare del 16 luglio 2013, giorno della Madonna del Carmelo.
La morte dell’Angelo del violino -come i media ed il web la ribattezzarono- fu annunciata dalle maggiori testate giornalistiche e televisive nazionali.


I funerali della Nobile si tennero la mattina del 17 luglio 2013 nella gremita Basilica di San Bartolomeo Apostolo, che non riuscì a contenere tutti coloro che erano venuti ad assistere al rito funebre. Il Rettore della Basilica Mons. Mario De Santis, dopo la lettura di scritti e messaggi personali in cui la Nobile annunciava con serenità la "guarigione" della propria anima, proclamò nell'omelia: «Ragazzi muovetevi, camminate e ritrovate voi stessi. Lei aveva ritrovato la fede. Oggi non deve essere una giornata di tristezza, anzi le campane suoneranno a festa perché, se da una parte piangiamo la perdita di una persona, dall'altra ci è offerto il senso della Resurrezione.»
In foto: la cappella di famiglia dove riposa Carlotta Nobile, nel Cimitero comunale di Benevento.
Il 20 dicembre 2013, durante una Santa Messa celebrata in suo suffragio nel Duomo di Benevento nel giorno del suo compleanno, Carlotta verrà ricordata dall'Arcivescovo di Benevento Mons. Andrea Mugione «come esempio straordinario di Fede, di amore che culmina nel sacrificio».

La storia di Fede di Carlotta, raccontata per la prima volta e tradotta in diverse lingue nel 2016 dal sito di informazione cattolica Aleteia, si è poi diffusa sul web, sulla televisione e sulla stampa cattolica in Italia, Stati Uniti, Francia, Slovenia, Croazia, Spagna, Messico, Portogallo, Brasile, India e Vietnam.

Nel gennaio del 2017 la Pastorale Universitaria dell'Arcidiocesi di Benevento ha aperto la pagina Facebook -oggi della famiglia- "Carlotta Nobile, Testimone di Fede", per «raccogliere, custodire e valorizzare la sua bella testimonianza di fede, che continua a suscitare ammirazione e ad interpellare tantissime persone, specialmente giovani, in tutto il mondo».

Nel febbraio 2018, Carlotta è inserita tra i “Giovani Testimoni” del Sinodo dei Vescovi 2018 sul tema "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale", indetto da Papa Francesco. Per visualizzare la pagina dedicata a Carlotta sul Sito ufficiale del Sinodo 2018, clicca qui.
Come raggiungere la tomba di Carlotta dall'ingresso principale del Cimitero Comunale di Benevento:
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